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I Sindacati e la crisi, oppure la crisi del sindacalismo?

Sono già anni che mi occupo di tratative con i sindacati. Specialmente nelle negoziazioni collettivi collegate alla rinegoziazione dei contratti collettivi di lavoro, ma in tante situazioni anche durante l'anno. Pertanto ho avuto l'occasione di conoscere tanti rappresentanti dei sindacati, di negoziare con loro. E non voglio nascondere il fatto che ho vissuto tante frustrazioni seguito l'attitudine totalmente non costruttiva di certi rappresentanti di sindacati, dovuta alla totale mancanza di comprensione delle realtà economiche da parte di questi, ma specialmente causata dalla errata comprensione del ruolo che loro, come sindacato, devono averlo......

Il datore di lavoro “deve” darci! Il datore di lavoro “deve” capirci! Il datore di lavoro era, il più delle volte nel opinione del sindacato “l'uomo nero”, quello che deve essere colpevole per tutti i nostri insuccessi, quello che deve risolvere i nostri problemi, senza tener conto che ha, oppure no, la capacità per farlo.

Non voglio negare l'importanza del ruolo dei sindacati per un'economia sana, nonché l'importanza del ruolo storico che l'hanno avuto nel rialzo dei standard riguardanti le condizioni di lavoro, protezione sociale oppure sicurezza sul lavoro. Non voglio neanche includere tutti i sindacalisti nella stessa barca, per il semplice fatto che ho conosciuto durante gli anni persone di alta qualità tra di loro. E per fare un semplice esempio, i rappresentanti del Cartel Alfa, e la loro attitudine che nel tempo ho apprezzato per lo spirito costruttivo, visione a lungo termine e la comprensione dei problemi economici in generale e della comprensione della situazione dei datori di lavoro.

Sfortunatamente, anche in questo caso, l'eccezione soltanto conferma la regola, e la maggior parte dei rappresentanti dei sindacati con i quali ho avuto interrelazione mi hanno fatto chiedermi : “Fino a quando?” e “Quando qualcuno di loro risponderà per la mancanza di responsabilità sociale che dimostrano?”

La maggior parte dei rappresentanti dei sindacati in Romania (sfortunatamente non solo loro) hanno perso il vero senso del loro ruolo e si sono trasformati in un semplice meccanismo di pressione per gli aumenti salariali. Il vero ruolo dei sindacati ha una profonde componente sociale. I sindacati dovrebbero militare per condizioni migliori di lavoro, condizioni salariali dignitose in rapporto con il lavoro svolto, evitando abusi di qualsiasi tipo da parte dei datori di lavoro, in particolare assicurare la stabilità dei posti di lavoro a lungo termine. Questa rappresenta, secondo la mia opinione, la principale prova della responsabilità sociale: garantire al membro del mio sindacato un posto di lavoro domani e dopo domani.....

Quando Nokia ha chiuso la sua fabbrica in Germania mi chiedevo quanti manifestanti arrabbiati hanno puntato il dito sui loro colleghi del Sindacato che, probabilmente durante gli anni hanno tirato troppo la corda. E mi chiedevo se i capi di quel sindacato hanno sentito, oppure no, pesare sulle loro spalle, la responsabilità della chiusura. Certo che la delocalizzazione delle fabbriche in paesi con manodopera meno costosa è un naturale effetto della globalizzazione e non potremo mai addebitare tutta la colpa per la chiusura di una fabbrica ad un sindacato. Ma, troppe volte, le pressioni sindacali hanno portato proprio quel elemento che mancava per che sia definitiva la decisione del datore di lavoro.

Lo stesso è accaduto in Romania. In molte aziende le pressioni dei sindacati sono state talmente elevate negli ultimi anni, specialmente sotto l'impulso di un mercato di lavoro caotico, con fluttuazione di personale impressionante, che apparentemente giustificava gli aumenti salariali richiesti, ma che non errano sostenute su criteri economici il più delle volte, cosi che alla fine l'equilibrio si è rotto. Ci siamo lasciati incantare del boom economico degli ultimi anni e abbiamo pensato che sarà sempre cosi. Ed ecco che è bastato che gli effetti della crisi si siano sentiti anche in Romania e tante aziende hanno ceduto, procedendo ai licenziamenti. Forse, se il ritmo di crescita dei stipendi sarebbe stato più ponderato, rispettivamente sostenuto da un aumento dell'efficienza del lavoro, oggi, molti di questi posti di lavoro avrebbero potuto essere salvati

Ma i sindacati, negli ultimi anni , sembrano aver dimenticato il ruolo....Accecati dall'ondata di investimenti entrati nell'economia romena ed aiutati dalla follia del mercato di lavoro hanno proseguito quasi esclusivamente sulle clausole salariali. Non hanno pensato ad assicurare la stabilità dei posti di lavoro, non hanno pensato a misure compensatorie per le persone che perdono il posto di lavoro (diversi dai pagamenti compensatori, che di solito sono soldi persi perché a lungo termine non portano nessun beneficio al dipendente licenziato), non hanno pensato che il rapporto tra il datore di lavoro e sindacato non si riduce più alla lotta antagonistica tra le classi e che deve essere un associazione a lungo termine con lo scopo della stabilità, la crescita e lo sviluppo......Che avrebbe avuto effetti benefici per le due parti.

Vi faro un semplice esempio (anche se potrei illustrare con decine di casi in cui la mancanza di vigilanza e visione si rivolge contro quelli che loro dovevano rappresentare). Una delle assurdità del Codice del Lavoro è quella riguardante il diritto di preavviso. È normale regolamentare legislativamente il termine minimo di preavviso, ma mi è sempre sembrato assurdo che il Codice del Lavoro stabilisce di fatto lo stesso termine come periodo massimo, nelle condizioni in quale la durata massima nella quale le parti si separano dovrebbe essere decisa esclusivamente dall'accordo delle parti. Per questo motivo, molti datori di lavoro hanno sofferto negli ultimi anni, perché anche se concordavano un altro termine di preavviso di 1 mese con gli operai (invece di 15 giorni), oppure 3 mesi con dipendenti chiave, l'accordo era colpito di nullità, a causa del Codice del Lavoro, e il datore di lavoro non aveva nessuna modalità per tutelarsi contro le inaspettate fuoriuscite dei dipendenti. Ed i sindacati hanno mantenuto a tutti costi questa clausola considerandola a favore dei dipendenti e considerando il datore di lavoro “nemico di classe”, al quale va bene se facciamo del male. Ed ecco che oggi questa clausola si rivolge contro migliaia di dipendenti che perderanno il posto di lavoro con semplici preavvisi di 15 oppure 30 giorni, nelle condizioni in quali avrebbero potuto beneficiare di una protezione più lunga ( con la condizione che questa protezione sia reciproca, cioè applicabile anche al datore di lavoro quando ha bisogno) perché abbiamo clausole per il licenziamento collettivo inutilmente. In questo momento molte imprese piccole e medie licenziano dipendenti gradualmente, mese per mese, senza passare la limite che qualifica il licenziamento in licenziamento collettivo. Anche le grosse imprese ricorrono spesso a licenziamenti progressivi, che li aiutano a ridurre un numero significativo di dipendenti senza inquadrarsi al capitolo licenziamento collettivo.

Come ho scritto in precedenza, e soltanto un piccolo esempio di mancanza di visione e anticipazione da parte dei sindacati. Oppure di malinteso del ruolo che dovevano avere.

Personalmente ritengo che questa crisi era necessaria in molti settori e ripristinerà tante cose. E, magari, finalmente farà un po di pulizie anche nella lotta sindacale. Cosi come l'anno prossimo marcherà un momento di riavvio dell'economia, e in un certo senso ricominceremo da capo, uni sopravviveranno invece altri scompariranno dal mercato, anche per i sindacati penso che seguirà un momento di crisi e di pulizia. Quelli che capiscono la loro vera missione dovrebbero restare in vita, mentre quelli che non la capiscono e non l'hanno mai capita dovrebbero essere sanzionati da coloro che pretendono di rappresentare e dovrebbero scomparire.

Una crisi rappresenta di solito una buona opportunità di affermazione per i sindacati. Questa volta pero, credo che assisteremo anche ad una crisi del sindacalismo. Con effetti benefici, spero, a lungo termine sia per i dipendenti come per i datori di lavoro.

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