deFlorina Babau 24 Giugno 2026

Si riduce la franchigia fiscale relativa al salario minimo, ma aumenta il tetto massimo lordo

A partire dal 1° luglio, la quota esente da imposta dello stipendio minimo scende a 200 lei, riducendo la retribuzione netta effettiva, mentre il limite massimo lordo per la concessione dell’agevolazione sale a 4.600 lei.

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Il mercato del lavoro rumeno sta attraversando una nuova fase di ricalibrazione fiscale a partire dall’estate del 2026. L’agevolazione fiscale che consentiva l’esenzione da imposta di una parte del salario minimo subirà una modifica a partire dal 1° luglio 2026: l’importo esente da imposta scenderà da 300 lei a 200 lei per il periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2026. La misura è accompagnata da una novità volta ad attenuarne l’impatto: il limite massimo del reddito lordo fino al quale si applica tale agevolazione aumenta da 4.300 lei a 4.600 lei. Tali disposizioni sono previste dall’articolo 3 dell’Ordinanza d’urgenza del Governo n. 89 del 23 dicembre 2025.

Cosa comporta esattamente questa misura?

La nuova normativa modifica tale agevolazione in due modi:

  • Riduzione dell’agevolazione: l’importo non tassabile diminuisce effettivamente di 100 lei (da 300 a 200 lei). Ciò significa che una quota maggiore dello stipendio rientra ora nella base imponibile, il che comporterà una riduzione dello stipendio netto di circa 43-45 lei per i dipendenti.
  • Adeguamento del tetto massimo del reddito lordo: affinché un dipendente non perda completamente l’agevolazione nel caso in cui riceva piccoli bonus, ore di straordinario o indennità, il tetto massimo del reddito lordo percepito è stato innalzato a 4.600 lei (rispetto alla soglia precedente di 4.300 lei). I buoni pasto e i buoni vacanza non sono inclusi in questo tetto massimo.

Chi ha diritto ai 200 lei esenti da imposta?

Per poter beneficiare di questa esenzione fiscale, devono essere soddisfatte cumulativamente le seguenti condizioni:

  1. Lo stipendio base previsto dal contratto individuale di lavoro deve essere fissato al livello del salario minimo lordo nazionale garantito (senza indennità).
  2. Il dipendente deve avere un impiego a tempo pieno (l’agevolazione non si applica ai contratti part-time).
  3. Il contratto in questione deve essere dichiarato come impiego principale del dipendente.
  4. Il reddito lordo totale di quel mese (stipendio base + eventuali bonus o indennità) non deve superare i 4.600 lei.
    Attenzione: se in un mese il dipendente effettua ore di straordinario o riceve un bonus che porta il suo reddito lordo a 4.601 lei (anche solo di 1 leu oltre il limite massimo), l’agevolazione viene persa integralmente per quel mese e le imposte saranno calcolate sull’intero importo. Ciò può generare la situazione paradossale in cui un piccolo bonus lasci al dipendente meno soldi in mano.

In che modo questo cambiamento si riflette sul portafoglio?

Per comprendere esattamente il meccanismo di tassazione, è necessario valutare l’impatto complessivo. Un’analisi comparativa diretta ci mostra come evolvono gli importi percepiti dal dipendente rispetto all’onere finanziario complessivo dell’azienda.

A partire da luglio 2026, sebbene lo stipendio lordo aumenti di 275 lei, “in tasca” ne rimangono solo 125, mentre i restanti 159 lei finiscono nelle casse dello Stato sotto forma di tasse.