
L’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nel reclutamento e nella gestione del personale non è più un ambito non regolamentato. Il regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (“AI Act”) stabilisce regole chiare in materia e, per i datori di lavoro e gli specialisti delle risorse umane, la conformità è fondamentale.
Il regolamento è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e sarà applicato in modo graduale.
- Dal 2 febbraio 2025: sono già in vigore i divieti relativi alle pratiche di IA considerate inaccettabili.
- Dal 2 agosto 2026: diventa pienamente applicabile la rigorosa serie di norme relative ai sistemi di IA ad alto rischio, insieme alle sanzioni applicabili alle aziende.
Sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio
Ai sensi dell’articolo 6 e dell’allegato III del regolamento, sono considerati sistemi ad «alto rischio» le applicazioni software utilizzate per:
- La selezione automatica dei CV;
- La valutazione e il test dei candidati;
- Le decisioni relative alle promozioni;
- Il monitoraggio delle prestazioni e del comportamento sul posto di lavoro;
- Qualsiasi decisione che incida direttamente sui rapporti di lavoro.
- Tali sistemi possono incidere direttamente sui diritti fondamentali, sull’accesso al lavoro e sull’evoluzione della carriera dei dipendenti o dei candidati.
Pratiche severamente vietate
L’articolo 5 del regolamento vieta categoricamente alcune pratiche che violano la dignità umana:
- La manipolazione del comportamento delle persone;
- Lo sfruttamento delle vulnerabilità (età, disabilità, situazione socio-economica);
- La valutazione sociale («social scoring»).
L’uso eccessivo o improprio delle analisi comportamentali o di riconoscimento delle emozioni durante i colloqui comporta gravi rischi giuridici di discriminazione.
Obblighi rigorosi a carico dei datori di lavoro
Se si utilizzano sistemi di IA ad alto rischio, l’AI Act impone di garantire:
Trasparenza totale: i candidati e i dipendenti devono essere consapevoli di interagire con un sistema di IA.
Supervisione umana: nessuna decisione finale di rilievo può essere lasciata esclusivamente all’algoritmo.
Test anti-pregiudizio: verifica periodica dei sistemi per prevenire e ridurre la discriminazione.
Dati di qualità: utilizzo di set di dati accurati, pertinenti e rappresentativi.
Alfabetizzazione in materia di IA (Articolo 4): Le aziende hanno l’obbligo di formare e di sviluppo delle competenze del personale che gestisce tali sistemi di intelligenza artificiale.
La normativa applicabile in Romania
La legge sull’IA non si presenta come un atto legislativo a sé stante, ma integra un quadro giuridico nazionale ed europeo già esistente. L’utilizzo dell’IA nelle risorse umane deve essere obbligatoriamente correlato a:
GDPR (Regolamento (UE) 2016/679) – In particolare l’articolo 22, che vieta le decisioni prese esclusivamente mediante trattamento automatizzato qualora queste producano effetti giuridici significativi sulla persona;
Codice del lavoro – Legge n. 53 del 24 gennaio 2003;
Legge n. 190/2018 (relativa alle misure di attuazione del GDPR).
Rischi e sanzioni
Il mancato rispetto dell’AI Act può comportare multe fino a 35 milioni di euro o pari al 7% del fatturato globale annuo.
Per mitigare i rischi legali e reputazionali, le aziende devono:
Implementare chiare politiche interne sull’uso dell’IA.
Condurre rigorosi processi di due diligence per tutti i fornitori di soluzioni di IA
Conclusione
La legge sull’IA (AI Act) cambia profondamente il modo in cui le aziende possono utilizzare l’intelligenza artificiale nel settore delle risorse umane. La tecnologia deve rimanere uno strumento di supporto, non un decisore assoluto, e i datori di lavoro e gli specialisti delle risorse umane devono dare la massima priorità alla trasparenza, alla supervisione umana e alla protezione dei dati personali.
In questo nuovo panorama normativo, l’attuazione di politiche interne chiare e l’attenta verifica delle soluzioni di IA utilizzate diventano passi essenziali per evitare gravi rischi legali, finanziari e reputazionali.